Marcia della Pace 2001

Cibo, acqua e lavoro per tutti

Appello

Domenica 14 ottobre 2001, noi, donne e uomini delle Nazioni Unite, marceremo lungo la strada che da Perugia conduce ad Assisi per promuovere la globalizzazione dei diritti umani, della democrazia e della solidarietà. Oggi il mondo dispone delle capacità necessarie per raggiungere questo obiettivo , ma occorre cambiare strada e riconsiderare innanzitutto le priorità della politica e dell’uso delle risorse.

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Non sarà facile dimenticare quella assolata domenica d’ottobre, quel fiume imponente e tranquillo di persone che fluiva tra Perugina ed Assisi.

Per molti era la prima partecipazione ad una manifestazione di quell’ampiezza, soprattutto in un contesto così denso di significato storico e politico.

Eravamo a neppure un mese dagli attentati terroristici che hanno colpito gli USA l’11 settembre 2001 ed a solo una settimana dalla dichiarazione di guerra a quelli che ci hanno additato quali “stati canaglia”, ad iniziare dal regime dei Talebani dell’Afganistan, ma soprattutto già molti di noi temevano, come purtroppo in seguito è avvenuto, un coinvolgimento diretto del nostro Paese ,attraverso la NATO ,in azioni militari offensive.

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E’ stata pure la prima volta del CNGEI, non già per la partecipazione alla Marcia (sono degli anni che nostri rappresentanti fanno parte addirittura della sua struttura organizzativa, la Tavola per la Pace), ma per aver partecipato, Lupetti, Esploratori, Rover ed Adulti, tutti raccolti dietro un unico striscione che ricordava la nostra missione: L’unico modo per avere un futuro migliore è crearlo oggi attraverso futuri cittadini migliori.

Cosa è divenuto patrimonio condiviso di quei momenti ?

Difficile da dirsi: ognuno di noi è infondo unicità irriducibile, con le sue conoscenze, emozioni, mistero… Ed è giusto che sia così. L’altro, la comunità, restano sempre “altro da se”.

marcia2 Eppure ogni giorno vediamo che per costruire il miglior mondo possibile c’è bisogno di scelte globali, ma soprattutto di un sentire comune.

Qualcuno ha sostenuto che il governo della globalizzazione necessita della costruzione di una democrazia delle emozioni, capace di tenere insieme la razionalità delle scelte politiche, sempre più globali, con la partecipazione ed col senso di appartenenza dell’individuo ad una o più comunità.

Sembrerebbe trattarsi della quadratura del cerchio… ! Eppure non credo abbia torto. Di certo abbiamo potuto verificare che il senso di comunità, come ci insegnavano per lo scautismo alcuni Vecchi Lupi, entra anche dai piedi, cioè marciando insieme.